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Per discendenzaProcedura

La domanda in Italia tramite il comune

Chi stabilisce la propria residenza in Italia può chiedere il riconoscimento della cittadinanza per discendenza al comune in cui vive, invece che al consolato. Qui trovi chi può ancora farlo dopo la riforma del 2025, che cosa vuol dire residenza effettiva, quali documenti servono e quanto può costare.

Verificato il 26 settembre 2026Lettura 6 min

In questa pagina
  1. Una strada diversa dal consolato
  2. La residenza deve essere vera
  3. I documenti
  4. L'attestazione del consolato
  5. Quanto costa
  6. Casi frequenti
  7. Fonti

In breve

  1. La domanda si presenta all'ufficiale di stato civile del comune italiano in cui sei iscritto all'anagrafe come residente: serve una residenza vera, con dimora abituale.
  2. Dopo la riforma del 2025 il comune può riconoscere la cittadinanza a chi è nato all'estero e ha un'altra cittadinanza solo se ricorre un'eccezione dell'art. 3-bis della legge 91/1992.
  3. I documenti sono quelli della catena di discendenza indicati dalla circolare del Ministero dell'Interno n. K.28.1 del 1991, più un'attestazione consolare che nessuno ha rinunciato alla cittadinanza.
  4. Dal 2025 i comuni possono chiedere un contributo fino a 600 euro per ogni richiedente maggiorenne: ogni comune decide se applicarlo e in che misura.

Una strada diversa dal consolato

Il riconoscimento della cittadinanza per discendenza non è una concessione ma l'accertamento di uno stato che esiste già dalla nascita. Per questo può farlo, oltre al consolato, anche il comune italiano di residenza, attraverso l'ufficiale di stato civile. La procedura dei comuni è descritta dalla circolare del Ministero dell'Interno n. K.28.1 dell'8 aprile 1991; dopo la riforma del 2025 il Ministero ha emanato anche la circolare n. 26185 del 28 maggio 2025, dedicata alla legge 23 maggio 2025, n. 74.

La riforma ha però ristretto molto chi può ancora usare questa strada. Per chi è nato all'estero ed è in possesso di un'altra cittadinanza, il riconoscimento è possibile solo se ricorre una delle condizioni dell'art. 3-bis della legge 5 febbraio 1992, n. 91: tra queste, un genitore o un nonno che possiede, o possedeva al momento della morte, esclusivamente la cittadinanza italiana, oppure un genitore residente in Italia per almeno due anni continuativi dopo aver acquistato la cittadinanza e prima della nascita del figlio. Chi aveva già presentato la domanda al sindaco entro le 23:59 del 27 marzo 2025, o aveva ricevuto entro quell'ora l'appuntamento, è trattato secondo le regole precedenti (lettere a e a-bis): vedi domande e cause avviate prima della riforma.

Attenzione

Trasferirsi in Italia per presentare la domanda in comune ha senso solo se rientri in un'eccezione dell'art. 3-bis. Il Comune di Ravenna, per esempio, lo scrive in modo esplicito nelle sue istruzioni aggiornate ad agosto 2026: chi è nato all'estero con un'altra cittadinanza è escluso, salvo che l'ascendente avesse unicamente la cittadinanza italiana.

La residenza deve essere vera

Il comune competente è quello in cui sei iscritto all'anagrafe della popolazione residente. Non basta un indirizzo di comodo: l'iscrizione anagrafica presuppone la dimora abituale nel comune. Il Comune di Ravenna precisa, per esempio, che la domanda richiede la dimora abituale e che non è sufficiente l'iscrizione come persona senza fissa dimora o nello schedario della popolazione temporanea.

Per il soggiorno in Italia durante il procedimento, il regolamento di attuazione del testo unico sull'immigrazione prevede un permesso di soggiorno «per acquisto della cittadinanza» a favore dello straniero già in possesso del permesso di soggiorno per altri motivi, per la durata del procedimento (art. 11, comma 1, lettera c, del d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394). Prima di partire informati presso la questura e il comune su come si applicano queste regole alla tua situazione.

I documenti

La circolare K.28.1 e le istruzioni pubblicate dai comuni chiedono, in sostanza, gli stessi documenti della domanda al consolato:

  • l'estratto dell'atto di nascita dell'antenato emigrato, rilasciato dal comune italiano di nascita;
  • gli atti di nascita di tutti i discendenti in linea retta, compreso il richiedente, con traduzione ufficiale in italiano;
  • l'atto di matrimonio dell'antenato e quelli dei discendenti in linea retta, tradotti se formati all'estero;
  • il certificato delle autorità straniere competenti che attesta che l'antenato non aveva acquistato la cittadinanza straniera prima della nascita del discendente: vedi la prova della mancata naturalizzazione;
  • il passaporto o un documento d'identità;
  • la prova dell'eccezione dell'art. 3-bis su cui si fonda la domanda.

Gli atti stranieri devono essere apostillati o legalizzati e tradotti: vedi apostille, traduzioni, legalizzazioni. Per la catena completa vedi ricostruire l'albero.

L'attestazione del consolato

Il comune deve sapere se l'antenato o i discendenti hanno rinunciato alla cittadinanza italiana davanti a un'autorità consolare. Per questo serve una dichiarazione dell'autorità consolare italiana competente per il luogo di emigrazione che confermi l'assenza di rinunce. A seconda del comune è il richiedente a procurarla o il comune a chiederla al consolato: il Comune di Ravenna, per esempio, la pone a carico del richiedente e calcola i propri tempi escludendo quelli di risposta dei consolati.

Quanto costa

La legge di bilancio per il 2025 (legge 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1) ha dato ai comuni due possibilità:

  • un contributo amministrativo fino a 600 euro per ciascun richiedente maggiorenne sulle domande di riconoscimento della cittadinanza (comma 636);
  • un contributo fino a 300 euro per ciascun atto sulle richieste di certificati o estratti di stato civile formati da oltre un secolo e relativi a persone diverse dal richiedente (comma 637).

Se il contributo non viene pagato, o viene pagato in modo inesatto, nei termini stabiliti dal comune, la domanda è improcedibile (comma 638). Gli importi effettivi li decide ogni comune: il Comune di Vallefoglia, per esempio, applica 600 euro per domanda e 300 euro per atto dal 1° aprile 2025, mentre le istruzioni del Comune di Ravenna indicano una marca da bollo da 16 euro per l'istanza. Controlla sempre il sito del tuo comune.

  1. Verifica l'eccezione Accertati di rientrare in una delle condizioni dell'art. 3-bis: vedi chi è ancora cittadino dopo la riforma.
  2. Prepara i documenti prima di partire Atti della catena, prova sulla naturalizzazione, apostille e traduzioni.
  3. Stabilisci la residenza Dimora abituale nel comune e iscrizione all'anagrafe.
  4. Presenta l'istanza all'ufficio di stato civile Con il pagamento eventualmente richiesto dal comune.
  5. Attendi gli accertamenti Compresa la risposta del consolato sulle rinunce.
  6. Dopo l'accoglimento L'ufficiale di stato civile trascrive gli atti: vedi la trascrizione degli atti. Se la domanda è respinta, resta il giudice: vedi la causa in tribunale.

Casi frequenti

  • «Posso scegliere un comune in cui il contributo è più basso?» Il comune competente è quello in cui risiedi davvero, con dimora abituale: la residenza non si sceglie in base al costo della pratica.
  • «Quanto dura il procedimento?» Dipende dal comune. Il Comune di Ravenna, per esempio, indica 180 giorni, esclusi i tempi di risposta di ambasciate e consolati.
  • «Ho presentato la domanda in comune nel 2024 ed è ancora aperta.» Le domande presentate al sindaco entro le 23:59 del 27 marzo 2025 sono esaminate secondo la legge applicabile a quella data (art. 3-bis, lettera a): vedi la pagina dedicata.
  • «Il contributo mi viene restituito se la domanda è respinta?» Dipende dalla delibera del comune: il Comune di Vallefoglia, per esempio, lo dichiara non rimborsabile. Leggi le regole del tuo comune prima di pagare.

Fonti

Legge 5 febbraio 1992, n. 91, art. 3-bis; legge 30 dicembre 2024, n. 207, art. 1, commi 636, 637 e 638; d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, art. 11, comma 1, lett. c); circolare del Ministero dell'Interno n. K.28.1 dell'8 aprile 1991; circolare del Ministero dell'Interno, Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, n. 26185 del 28 maggio 2025 (citata nella sentenza della Corte costituzionale n. 63 del 2026); istruzioni del Comune di Ravenna (aggiornate al 28 agosto 2026) e del Comune di Vallefoglia (21 febbraio 2025) sul riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis. Verificato il 26 settembre 2026.

Per la tua pratica

Questo sito spiega le regole. Le domande si presentano e si seguono solo attraverso gli uffici pubblici.

cittadinanza.net non è un ufficio, non riceve domande, non ha un modulo di contatto e non risponde ai singoli casi. A seconda della via, gli interlocutori sono questi:

  • La prefetturaLe domande di cittadinanza per matrimonio e per residenza di chi vive in Italia si presentano al prefetto della provincia di residenza, online sul portale del Ministero dell'Interno.
  • Il consolatoChi vive all'estero si rivolge all'ufficio consolare competente per la propria residenza, che riceve anche dichiarazioni e giuramenti. Dal 1° gennaio 2029 le domande di riconoscimento dei maggiorenni residenti all'estero passano a un ufficio centrale del Ministero degli affari esteri.
  • Il comuneL'ufficiale dello stato civile del comune di residenza riceve le dichiarazioni di acquisto, riacquisto e rinuncia e il giuramento, e trascrive gli atti; l'anagrafe cura la residenza.
  • Il giudice e l'avvocatoPer una causa in tribunale o un ricorso al TAR serve di regola un avvocato: l'iscrizione all'albo si verifica sul sito del Consiglio nazionale forense.

Per ogni procedura, le pagine del sito indicano l'ufficio competente e i documenti; i portali ufficiali sono raccolti in Moduli ufficiali e dove trovarli.